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Priorità ambientali 2019-2023

La necessità di affrontare velocemente e con decisione i problemi legati all’ambiente in Ticino è sempre più evidente anche a chi sino ad ora ha preferito chiudere entrambi gli occhi. La forte mobilitazione giovanile e lo schiacciante risultato del sondaggio lanciato dal PLR nazionale non possono che confortare questa esigenza. ALRA ha quindi elaborato una propria strategia che chiede al PLR di condividere con modalità da concordare in pieno spirito di collaborazione.

Fondamenti di questa strategia restano le modalità liberali della responsabilità individuale e della causalità dei costi. In questo senso è opportuno tassare laddove è evidente che  un’attività arrechi un danno e dunque un costo a un bene comune. Nuove normative sono necessarie per nuovi problemi, ma in ottica libera è meglio accettare queste esigenze, cercando altrove dove abolire tasse e norme ormai obsolete.

Anche le “Lenkungsabgaben” (tassazione causale) e le sovvenzioni a nuove tecnologie vanno intese come misura d’emergenza e transitorie.

Siamo dell’opinione che in una situazione estremamente acuta vadano applicate in modo molto incisivo e gli introiti servire alle nuove sovvenzioni. Sono successivamente da attenuare e rimuovere una volta che il mercato si è adattato alla nuova situazione, anche perché se implementate bene diventano rapidamente inutili.

1. Mobilità

La forte e sempre più invadente presenza di traffico in particolare nel Mendrisiotto, ma anche nel Luganese e sull’asse Bellinzona-Locarno, blocca totalmente la mobilità all’interno di gran parte del Ticino. Ma non solo. Pesantemente toccata è, infatti, anche la qualità dell’aria, e quindi di vita, principalmente nel Sottoceneri.

A poco serve, però, nasconderci dietro ad un dito: il traffico è un male comune a tutte le città, un prezzo che si paga con la crescita demografica e di posti di lavoro. Sarebbe improvvido affermare che altre città come Zurigo non hanno questo nostro stesso problema. Altrove, però, si è tentato di arginarlo o di correggerlo in modo più incisivo rispetto a quanto avvenuto in Ticino.

Questo è un problema che dobbiamo affrontare con i mezzi giusti.

  1. Nuove strade=più traffico

    Affermare che nuove strade generano più traffico non è un’eresia ed ALRA sposa questa tesi. Si propone una moratoria di almeno dieci anni sull’apertura e ampliamento di nuovi assi stradali comunali e cantonali, con qualche distinguo: la A13, ad esempio, che considera un tassello fondamentale per la mobilità tra Bellinzona e Locarno, una regione che trarrà grandi benefici anche del nuovo tunnel del Ceneri.

  2. Terza corsia tra Lugano e Mendrisio: un non senso!

    La realizzazione di una terza corsia autostradale fra Lugano e Mendrisio non risolverebbe in alcun modo i problemi attuali di viabilità in questa zona.  Si sposterebbero, infatti, i problemi alle uscite di Lugano sud e nord e soprattutto nel Mendrisiotto, sulle strade che portano ai valichi con l’Italia. L’effetto imbuto sarebbe devastante per l’intero distretto.

    Anche da un punto di vista della realizzazione è inimmaginabile investire miliardi per scavare tunnel nella roccia calcarea del Generoso, né tantomeno rubare nuovo territorio tra Maroggia e Melano. Inoltre andrebbero allargati tunnel (dove non vi è corsia d’emergenza) e risolvere il problema di spazio sul ponte-diga. E` un’opera che devasterebbe non solo il territorio interessato dal tracciato, ma un’intera regione per le conseguenze che comporterebbe verso sud.

Proposte

La soluzione al problema del traffico in Ticino deve forzatamente passare sia da un maggior uso dei trasporti pubblici, sia da una diminuzione del traffico veicolare privato.

Attualmente l’occupazione delle auto dei pendolari è di poco superiore all’1.05 persone/auto. Occorre, quindi, assolutamente far aumentare questa occupazione proponendo le seguenti misure:

  1. La Tassa di collegamento è una tassa sull'utilizzo dell'auto che va nella direzione del mobility pricing e colpisce i lavoratori frontalieri. Semmai fosse respinta dal TF si potrebbe ipotizzare di allargarla a tutti i posteggi (anche quelli sotto i 50 posti) o togliere quelli dei centri commerciali. Confermiamo, comunque, la bontà del periodo di prova previsto, così da effettivamente valutare la portata degli eventuali cambiamenti delle abitudini di mobilità.

  2. TILO a doppia altezza con cadenza di 15 minuti negli orari di punta (misura in pianificazione) e in generale forte potenziamento della disponibilità di convogli e vagoni sulla tratta nord-sud anche durante i fine settimana. Questa misura è già contemplata ma va accelerata la sua implementazione.

  3. Corsia preferenziale sull’ autostrada Lugano-Mendrisio per auto occupate da almeno 3 persone negli orari di punta, se necessario con un decreto federale.

  4. Costruzione di molti più posti P&R vicino alle stazioni, ma anche realizzazione di posteggi di interscambio vicino ai valichi doganali per permettere ai pendolari di condividere l’auto e aumentare l’occupazione dei veicoli privati. Se necessario è ipotizzabile un contributo finanziario per la realizzazione di quelli posti su suolo italiano.

  5. Introduzione di una maggiore differenziazione della tassa di circolazione nella fascia bassa, separando in due la categoria 0-120g/km attualmente da ritenersi troppo ampia.
    In generale e a lungo termine si ritiene che la tassa di circolazione vada abolita e sostituita con un sistema federale basato sulla tassa CO2 sui carburanti e un mobility pricing (o anche un sistema di vignette obbligatorio che tenga conto del peso e emissioni del veicolo e delle zone nelle quali circola).

  6. Traffico causato dal turismo: per far diminuire questo tipo di traffico è già stato introdotto la TicinoCard, un’ottima iniziativa. Si propone anche la presenza di almeno due auto “mobility” in tutte le stazioni ferroviarie.

  7. Incentivare lo sviluppo e la diffusione di una piattaforma di “car sharing” da parte dei privati che nei periodi di grande affluenza di turisti siano disposti ad affittare la loro auto per qualche giorno.

  8. Sconti sulla tassa di circolazione per le auto elettriche, ma solo agli elettrici puri.

2. Politica energetica cantonale

  1. Uscire rapidamente dall’azionariato della centrale a carbone di Lünen, una decisione sciagurata che in ogni caso ci costerà cara, ma che diventerà più onerosa più aspettiamo.
  2. Stop alla rete del gas e favorire la dotazione di termopompe
  3. Continuare con sussidi a fotovoltaico e abbandono di nafta (e gas !): il momento di abbandonare i sussidi non è ancora arrivato.
  4. Investire in parchi fotovoltaici nelle Alpi, dove la resa è nettamente più alta che in pianura, particolarmente d’inverno. Alcuni anni fa, a seguito di una mozione del consigliere comunale Airolese PLR Alessandro Beffa, AET installò su diversi ripari valangari tra l’Alpe Pontirone e il Passo del Gottardo dei pannelli di prova che diedero dei risultati apparentemente molto promettenti. L’idea fu tuttavia abbandonata. Ora è il momento di riportare a galla questi progetti che promettono energia verde per il Ticino e posti di lavoro per le Valli.
  5. Incentivare lo Stato, per il tramite di programmi quali Sole per tutti, ad aumentare le superfici di impianti fotovoltaici da installare sui tetti degli edifici statali.
  6. Richiedere un pacchetto di misure per gli stabili dello stabili dello Stato nella dismissione dell’utilizzo delle energie fossili entro il 2035.
  7. Nella formulazione di nuovi piani di quartiere chiedere che vi siano inseriti dei veri e propri piani di quartiere energetici. Nuove aree costruttive dovrebbero implicare un nuovo atteggiamento di approvvigionamento ed efficienza energetica.
  8. Incentivare il teleriscaldamento da centrali di fonte rinnovabile, ad esempio centrali a cippato o, vicino ai laghi, centrali con termopompe che attingano al calore dell’acqua.
  9. Promuovere l’autosufficienza energetica delle abitazioni.

3. Qualità dell’aria

Sebbene l’immissione di sostanze inquinanti in Ticino sia generalmente diminuita, la presenza, in particolare, di polveri fini e ozono nell’aria con valori solitamente ben oltre i limiti consentiti dalla legge pone un problema di salute pubblica reale e scientificamente comprovato. L’inquinamento ha conseguenze importanti non solo sulle vie respiratorie e sul sistema polmonare, ma anche sul sistema cardiocircolatorio e immunologico e sull’incidenza dei tumori (non solo del polmone). L’aumento esponenziale delle allergie nella popolazione ticinese (ne è toccato il 20%, dato nettamente superiore alla media svizzera) è riconducibile all’inquinamento. In natura vi è una presenza spontanea di inquinanti (Ozono, polveri fini,…) ma a determinare l’aumento dell’inquinamento è il traffico stradale le cui immissioni colpiscono fortemente l’intero Sottoceneri e il Piano di Magadino. A preoccupare non devono essere tanto i picchi (estivi per l’ozono, invernali per le polveri fini), quanto il superamento costante dei valori sull’arco dell’intero anno. La situazione è così compromessa che responsabilmente occorrerebbe  far scattare un’emergenza sanitaria. Ciò non avviene per una chiara sottovalutazione del problema, nonostante il grido d’allarme di medici e scienziati che studiano la nostra aria da anni. Occorre, quindi, diminuire il traffico per diminuire l’inquinamento. Come dimostrano gli studi Sapaldia, in Ticino i benefici delle misure introdotte dal Cantone sono fortemente mitigati dall’aumento del traffico. Le uniche variazioni possibili sino ad ora sono state registrate a dipendenza delle condizioni meteorologiche (es. estate canicolare = valori alle stelle).

Mentre sui riscaldamenti si è lavorato tanto e i nuovi motori delle automobili emettono meno particelle fini, l’aumento del traffico vanificano, quindi, gli questi sforzi intrapresi.

Si propone, quindi, oltre alla già citata diminuzione del traffico veicolare, di:

  1. vietare l'uso dei caminetti quando la qualità dell’aria lo esige (i caminetti emettono una quantità altissima di polveri fini)

  2. introduzione del limite di velocità permanente a 80 km/h sulla tratta autostradale Chiasso-Lugano e divieto di circolazione dei veicoli Eur 3 e peggiori in caso di superamento dei valori minimi di inquinanti

  3. incentivare la sostituzione dei veicoli aziendali di classe inferiore a Eur 3 e favorire l’uso di veicoli elettrici

Alcune misure citate esistono già ma non sono quasi mai applicate: occorre la volontà politica di implementarle molto di più, rinunciando semmai a altre poco efficaci e costose come l’occasionale gratuità dei mezzi pubblici.

4. Clima

Su un tema globale che va affrontato almeno a livello federale anche in Ticino i giovani dimostrano grande sensibilità. E’ quindi necessario affrontare questo argomento con maggiore impegno e determinazione, anche in ottica elettorale.
L’azione più efficace sul clima passa soprattutto dal campo energetico e da quello del traffico, ma si potrebbero anche aggiungere alcune misure supplementari:

  1. sì all'iniziativa per bandire la carne 1 giorno a settimana dai tavoli delle mense.

  2. no alle gite scolastiche in aereo (si sono limitati i corsi di sci fuori cantone, si può fare anche questo) - sussidiare il maggior costo del treno.

  3. no ai sussidi cantonali all’aeroporto di Agno (i voli interni non hanno senso né economicamente né in ottica climatica) e pressione politica per treni più regionali rapidi Lugano-Mendrisio-Malpensa e a più treni veloci Mendrisio-Gallarate-Losanna/Ginevra.

5. Territorio

Il nostro territorio é giustamente antropizzato e non una riserva naturale (a parte qualche micro ambiente), ad esempio:
- l'autostrada nord sud e un monumento architettonico, un simbolo della antropizzazione ben riuscita del nostro territorio. Nella versione originale di Tami era molto bella, l’evoluzione degli interventi negli anni l’hanno abbruttita. Va curata maggiormente anche la sua parte estetica, così come avviene nel resto della Svizzera. Basti pensare a quanto realizzato lungo l’A2 in zona Lucerna, Zurigo, al nuovo accesso alla città di Friborgo e poi guardare lo sfregio al territorio del mega svincolo di Mendrisio.
- Valera/Parco del Laveggio: è un parco anche per noi: dunque accessibile e con la possibilità di viverci vicino.
- Piano di Magadino e piana del Vedeggio: le zone verdi di pianura vanno protette e rivalutate per lo svago.

6. Altri temi

  • Varare campagne combinate con la grande distribuzione finalizzate alla diminuzione degli imballaggi.
  • Condizionare il sussidio a eventi all’assenza di plastica.
  • Affrontare responsabilmente il tema dell’inquinamento fonico, dei pericoli naturali, della biodiversità, del radon, della qualità e dello sfruttamento del territorio.

Temi di politica Nazionale-Elezioni 2019

Ovviamente il grande tema di politica nazionale sarà la politica climatica

Fortunatamente la legge sul CO2 proposta dal Consiglio Federale e annacquata oltre ogni ragione dal Nazionale è stata respinta. Ora si propone la concreta chance di rimediare in positivo a quel pasticcio.

La legge che verrà rielaborata deve garantire il raggiungimento di obiettivi ambiziosi con i giusti stimoli per le energie rinnovabili e “lenkungsabgaben” sulle energie sporche. In questa ottica un sovvenzionamento incrociato per un periodo intermedio è irrinunciabile e pragmatico. Non bisogna però scordare che il clima, l’aria e la qualità di vita sono beni comuni che hanno un prezzo. L’urgenza del momento esige che si adottino tutte le misure possibili a difesa dell’ambiente. Anche se alcune di queste non sembrano funzionare in modo diretto (ad esempio la tassa sui biglietti aerei), occorre ammettere che rappresentino un importante segnale politico: come si può, infatti, pretendere che il cittadino modifichi sostanzialmente i propri comportamenti se lo Stato dal canto suo non fa altrettanto? Non fingiamo di non sapere che i voli aerei sono una delle maggiori fonti inquinanti! La Svizzera deve responsabilmente fare la sua parte anche in questo campo.

Ci preme porre l’accento sulle manifestazioni popolari che in questo periodo stanno animando il nostro paese. I giovani protestano e lo fanno rivolgendosi anche al nostro partito: a una delle recenti dimostrazioni sono anche apparsi cartelli con il logo e la grafica del PLR con la scritta FDP: Fuck der Planet. Non possiamo ignorare il loro grido d’allarme, la loro voglia di un mondo vivibile.

Da sempre il PLR è vicino al mondo dei giovani, ma alla luce di questa ondata di proteste temiamo che molti di loro preferiranno garantire il voto ad altri schieramenti che da tempo hanno avuto una vera svolta ambientale.

Senza un ripensamento ambientale serio il partito liberale radicale mette in pericolo la propria posizione politica, associandosi anche su questo punto alle posizioni dell’UDC, che sono dettate dal populismo e dall’ignoranza. Un conto è essere più “a destra” dei Verdi liberali”, un altro è essere totalmente assenti sul tema dell’ambiente e del clima in particolare, privilegiando sempre e comunque le richieste dell’economia. Un’economia che generalmente non ha saputo cogliere la sfida della sostenibilità, fatti salvi alcuni imprenditori illuminati (e ve ne sono anche in Ticino) le cui aziende ora sono al passo con i tempi, virtuose e solidissime.

La crisi come chance (Waterman/McKinsey)

Siamo ovviamente soddisfatti dell’iniziativa presa dalla Presidente Petra Gössi in tema ambientale. Una presidente che ha mostrato segni d’apertura sfidando le chiusure di chi non ha compreso che presto sarebbero arrivate le proteste da parte della popolazione, delle nuove generazioni, dei nostri elettori. Chiuso il sondaggio ci vorrà però più di qualche parola. Per non incorrere in pesanti perdite il partito deve dimostrare subito credibilità e saper proporre misure incisive. Solo così potrà tornare a essere la forza trainante del Paese.

A breve verrà lanciata l’”Iniziativa sui ghiacciai” che chiede di diminuire le emissioni di CO2 per arrivare gradualmente a 0 emissioni nel 2050. L’associazione Liberale Radicale per l’Ambiente aderirà a questa iniziativa, come faranno altri liberali radicali. Primo tra tutti il membro di comitato dell’Iniziativa e senatore PLR Ruedi Noser, uno dei liberali più stimati per il suo spirito imprenditoriale.

L’FDP dovrebbe appoggiarla con convinzione per sostenere con forza la “Energiewende”e dimostrare che il nuovo atteggiamento di apertura nei confronti dell’ambiente è concreto e non di facciata. La politica per l’ambiente è a lungo termine favorevole all’economia che ci si sa preparare e ne sa fare un settore di competenza. Questa crisi è una chance per la tecnologia svizzera del futuro.

ALRA si aspetta prese di posizione coraggiosi dai candidati PLRT per le Nazionali e farà campagna attiva per coloro che si esprimono in tale senso.

Concretamente chiediamo:

  1. Introduzione della nuova legge sul CO2 al minimo come già proposta dal Consiglio Federale (https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20170071) A livello internazionale, con la Convenzione di Parigi, la Svizzera si è impegnata a ridurre del 50% le proprie emissioni entro il 2030 rispetto ai valori del 1990 (almeno il 30% all’interno del paese-adozioni delle camere il 16.6.2017). Secondo noi (e Noser) in alternativa si può arrivare a una compensazione estera maggiore, purché all’interno sia almeno del 60% e dell’equivalente all’estero (totale 120%).

    E’ dunque da approvare una tassa sui biglietti aerei che sia significativa (come nella maggior parte dei Paesi europei), almeno finché non venga introdotto un accordo internazionale per una tassa sul CO2 per il kerosene.

  2. L’appoggio del PLRT all’Iniziativa per i ghiacciai e la sua sottoscrizione da parte dei candidati alle elezioni federali è un’aspettativa concreta di ALRA.

  3. Energia atomica
    Le centrali atomiche svizzere sono vecchie e obsolete. Rappresentano un rischio eccessivo non solo per la popolazione ma anche per l’approvvigionamento energetico del Paese e la questione dello stoccaggio delle scorie radioattive è tuttora irrisolto. Le centrali vanno tutte chiuse entro i prossimi 10 anni.
    Tuttavia per ALRA non è escluso un ritorno in futuro ad un’energia nucleare più pulita e sicura. Nel sondaggio questa opinione è condivisa dalla maggioranza dei partecipanti.
    Riteniamo inoltre che la protezione del clima potrebbe rendere la costruzione di una nuova centrale irrinunciabile.

  4. Idroelettrico: i bacini esistenti vanno, dove possibile, ampliati e utilizzati anche per il pompaggio (funzione di batteria) e per regolare i deflussi, cosa necessaria con una clima sempre più estremo.

  5. Altre fonti rinnovabili: vanno in generale incoraggiate, con la consapevolezza che molte avranno solo un ruolo secondario.

  6. I pesticidi vanno ridotti, poiché è ormai dimostrato che hanno un effetto nefasto sulla biodiversità, ma anche sulla salute. Questo può servire a differenziare e proteggere l’agricoltura indigena, ma anche a garantire libertà di scelta per chi vuole nutrirsi di prodotti indigeni liberi da pesticidi (e sono sempre di più).

  7. Risorse idriche
    Anche in Svizzera vanno difese le risorse idriche. Per una migliore gestione delle stesse e per ridurrei costi della distribuzione va promossa la raccolta di acqua piovana per le abitazioni private.

 

 

Genestrerio, 31 maggio 2019